M'interessa, non m'interessa...

In questi giorni di spread che sale costantemente, di manovre finanziarie e crisi non si riesce più a aprire un sito internet o un giornale senza farsi sbattere in faccia la liberalizzazione degli orari dei negozi, gli indignados, le banche. Pare incredibile ma persino gemmadelsud è stata messa in ombra. Chiodo scaccia chiodo?

Fedele a questa moda, anche io mi butto nella mischia con questo post, dettato dalle mie decennali esperienze come un po’ accade per tanti altri blogger. Le banche, ormai, sono l’argomento preferito di tantissima gente, letterati e scienziati che di colpo si scoprono esperti di finanza. Queste istituzioni immorali che creano soldi dal nulla, che fanno soldi sfruttando il tempo e di conseguenza peccando gravemente, che falliscono e vanno a piangere alla tesoreria dello Stato e si fanno aiutare con i soldi che loro stesse hanno prestato e persino creato.

Di solito pensiamo che sia il capo di Stato ad avere il potere. Di recente, su un giornale italiano ho letto che un politico ha bisogno essenzialmente di tre cose: soldi, potere e prestigio. Con i soldi si pagano campagne pubblicitarie, eserciti e tutto quello che serve per avere il potere. Soldi e potere insieme danno prestigio, e il prestigio porta a guadagnare soldi. Il problema di questo trittico è che i soldi sono emessi dalle banche e, per dirla in parole semplici, se vuoi i soldi la banca ti tiene per i coglioni. Non è difficile immaginare una situazione tipica di un politico molto influente: lui ha bisogno di soldi per pagarsi i vizi e per vincere le prossime elezioni, magari per corrompere un giudice, per pagare delle penali, per insabbiare qualche scandalo. Quei soldi li ha (o meglio li fabbrica) la banca. È così che la lobby dei banchieri guadagna potere nelle faccende politiche. Se un politico non può pagare le armi per contrastare la fazione avversaria o semplicemente degli avvocati per difendersi dagli oppositori, affonda. Se la banca, per delle intempestive “difficoltà economiche” in quel momento non ha soldi da prestare, il politico di turno è nei guai. È quindi suo interesse diretto fare in modo che le banche non si facciano venire queste “difficoltà economiche” nei momenti di bisogno. Un bel circolo vizioso che non ha niente a che vedere con rischi, lavoro, sacrifici. La ricchezza (di beni, di soldi, di quello che sia) è una motivazione importante: chi si prenderebbe la responsabilità di pagare (di fatto mantenere) delle persone senza un ritorno di qualche sorta? Un dipendente che interesse ha a creare la propria attività se lo stipendio rimane lo stesso o addirittura si abbassa, mentre orari di lavro e responsabilità aumentano? Ebbene, per una banca questi rischi così gravi proprio non riesco a vederli. Le banche prestano soldi (a quanto pare che non hanno), chiedono interessi che non possono essere pagati (se una banca mi presta 10€ [I]che non ha[/I] e ne vuole 12 in cambio, io devo chiederne altri 2 in prestito per poterli rendere e così via). E così le banche cercano di ingraziarsi favori come possono e in cambio chiedono altri favori. In fondo, a rendere vive queste entità astratte siamo noi stessi. Noi abbiamo il potere di scegliere che prodotti comprare, che conti usare e se usarli (anche se ormai non più tanto facilmente). Chissà che succederebbe se andassimo a prelevare soldi liquidi tutti insieme - tutti i risparmi, fino a lasciare 5€ sul conto o anche meno.

A scuola, nei libri di storia tutto sembrava chiarissimo: i servi della gleba sgobbavano, gli schiavi non avevano speranze, i nobili passavano il tempo come potevano e i re erano a turno giusti o ingiusti. Tutto chiaro, un pedaggio ingiusto mi faceva automaticamente chiedere perché tale re era tanto cattivo da pretenderlo, una liberalizzazione mi faceva dire “ah, ci voleva tanto?”. Mi chiedevo perché i nobili non andavano a studiare e a cercare un lavoro come tutti e perché i contadini non cercavano di migliorare le proprie condizioni. Perché non facevano amicizia fra di loro, in fondo erano tutti degli ometti medievali ignari del futuro da dove li osservavo. Tutto mi sembrava evidente, solo che quella gente per qualche motivo non cambiava mai atteggiamento.

Oggi, in una società che fra indignados, dittatori, e grandi aziende è un casino totale, non si capisce più niente. Eppure, io dei paralleli con l’antica nobiltà, con i cavalieri che di tutto facevano pur di avere un cavallo su cui sedersi, con banchieri ebrei e tutto il resto ogni tanto riesco a farli. E allora mi sembra di nuovo tutto chiaro.


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