Touch typing

È da un po’ più di un anno che ho imparato a scrivere senza guardare la tastiera - touch typing, come si chiama correttamente. Era ora! E forse se non mi fossi scontrato con le pessime tastiere azerty francesi non mi sarei mai deciso. Un piccolo (manco troppo) sforzo iniziale, diciamo per un paio di mesi, poi si continua a prendere dimestichezza fino al punto di riuscire a scrivere mentre rispondete alla domanda che il vostro collega vi sta facendo (e mentre lo guardate in faccia ovviamente!).

Ecco, soddisfattissimo di esserci riuscito, ci ho preso gusto e ho cominciato a fare ricerche su internet, trovando articoli, curiosità e spiegazioni. Di cose ne ho trovate, fino al punto da rendermi conto che imparare la tastiera italiana è stato… non del tutto inutile, ma solo un primo passo. La tastiera qwerty italiana ha vari problemi, alcuni gravi, alcuni scemi senza motivo, altri intrinseci alla mappatura qwerty.

Andiamo per ordine di ridicolaggine: il primo posto lo darei al tasto con la c cediglia (ç), un tasto dimenticato lì quando copiammo la tastiera francese (si parla dei tempi delle macchine da scrivere). Mi risulta che in Italiano antico la ç si usava, per esempio, in parole come “senza” (sença). Questo in un’altra epoca: oggi non conosco nessuno, a parte studenti di lingue straniere, che usino questo tasto. Da notare che è un simbolo di secondo livello (cioè raggiungibile con il tasto shift), per di più sulla home row. Scambiarlo di posto con @ sarebbe già un passo avanti.

Secondo premio va alla J, lettera nemmeno presente nell’alfabeto. Già a fine ‘800 tale lettera perdette importanza e, come riporta Wikipedia, fino agli anni ‘50 I e J erano considerate la stessa lettera. Mi scuso per eventuali inesattezze, resta il fatto che oggi pochissime parole si scrivono con la J. Eppure, forse dimenticata lì quando copiammo la tastiera americana, la J si trova anche lei sulla home row. Non solo: è sotto l’indice della mano destra. È la home key di destra. Follia, delirio, o scherzo di un buontempone di cent’anni fa?
Il discorso, purtroppo, si ripete per la K, e anche la W non scherza. La P è invece nell’angolino meno raggiungibile. Insomma, la mano destra fa acrobazie e salti per premere tutti i tasti, mentre quelli più a portata non servono quasi mai.

Un’altra mancanza, magari meno grave e comunque alleviata su Linux, è la mancanza della tilde (~, AltGr+ì su Linux). In programmazione è un simbolo importante, e non averla costringe a varie acrobazie, specie su Windows. La programmazione, ricordo, esiste almeno da 40 anni, i programmatori usano le tastiere e avere un simbolo che ci serve spesso non mi sembra chiedere troppo. Magari al posto della ç, del §, al terzo livello su <>, che so.

Parlando della mappatura qwerty più in generale, ereditata dalle macchine da scrivere, c’è ancora di che lamentarsi: il buon vecchio Christopher (1800), per risolvere il problema dei piedini che si accavallavano e si inceppavano nelle vecchie macchine da scrivere, ebbe l’idea di disporre i tasti in modo che le lettere che appaiono di seguito più spesso fossero ben distanziate, in modo da rallentare la scrittura e di evitare di azionare due tasti vicini troppo in fretta. Questo risolse i problemi delle ancora più vecchie macchine da scrivere con i tasti in ordine alfabetico.
Ecco, noi nei computer abbiamo al massimo Windows che si inceppa, ma le tastiere proprio no. Portarsi dietro questa tradizione pro tunnel carpale mi pare da ritardati.

Così, per concludere, mi sono imbattuto nelle tastiere Dvorak. All’inizio sembrano spaventose, persino i numeri sono messi in posizioni strane. Alla fine però ci si abitua in fretta, un mesetto nel mio caso.
Le lettere sono messe in modo che quelle più usate siano le più raggiungibili, e vi assicuro che avere T e H vicine quando si scrive in Inglese è una goduria. Altro che K e J.
Purtroppo per l’Italiano ancora non è il massimo: le statistiche per le lettere sono infatti basate sulla lingua inglese. Le le vocali, poi, sono tutte a sinistra: quasi tutte le parole italiane finiscono per vocale, il che significa usare sempre lo spazio con la mano destra. Ma per scrivere in lingue straniere e per programmare va benissimo. E c’è anche di meglio per noi dev: la Programmer Dvorak.

Aver imparato la qwerty mi è stato comunque utile: negli internet café, a casa di amici ecc è la tastiera che più spesso si trova, e in quei casi mi risparmio di dovermi esibire in imbarazzanti hunt and peck. Però seriamente, che qualcuno pensi a riorganizzare i tasti nelle tastiere moderne, per favore. Per il Tedesco, per esempio, esiste questo layout qui, chiamato Neo. Qalche lettore che prende spunto c’è?
Per quanto mi riguarda, vivendo all’estero mi capita spesso di scrivere in lingue straniere. La tastiera italiana è comunque una cosa strana per i miei colleghi e amici, per cui tanto vale essere strani fino in fondo e fare una scelta ponderata. Nel mio futuro c’è scritto Dvorak! :)

Happy typing!


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