Gli affitti delle Fiandre

Le Fiandre. Che posto affascinante. Pianura a perdita d’occhio, belle ragazze, ordine e pulizia ovunque, buoni stipendi, contratti d’affitto da ladroni.

Essendo arrivato a ottobre inoltrato, vale a dire dopo l’apertura delle scuole, mi sono trovato a cercare casa nel periodo peggiore dell’anno. Immaginate la situazione: il lavoro che inizia fra 10 giorni, la casa da liberare a Parigi entro una settimana con tanto di nuovo coinquilino che ha già iniziato a portare le sue cose, ostello pieno fino a due settimane dopo. Di case per trovarne ne ho trovate, ma senza mobili; alcune senza nemmeno cucina, frigo né lampadari. Ma il vero problema sono i contratti totalmente vincolanti: una volta firmato non si può andare via fino alla scadenza. Se si lascia casa, anche con ampio preavviso, il proprietario può comunque rivalersi sul vostro stipendio direttamente alla fonte. L’idea di vincolarmi a un appartamento in affitto per i prossimi 3, 5 o addirittura 9 anni non mi piace nemmeno un po’, mi capirete, specie se è un buco da ristrutturare e arredare. Poi il colpo di fortuna proprio allo scadere del tempo, quando già mi ero rassegnato ad andare a vivere sul posto di lavoro come Onizuka: un monolocale vicino alla stazione, appena ristrutturato e completamente arredato. Con lavatrice e letto matrimoniale (no, non c’era nessun tostapane e maxischermo, per quelli di voi che pensano “alla fregatura”). Ciliegina sulla torta: il contratto è di “solo” un anno. Firmo al volo, pur sapendo che in condizioni normali non l’avrei mai fatto, e il weekend dopo sono nella casa nuova. E iniziano le sorprese: il letto matrimoniale è diventato singolo (a parte i sogni sfumati con le amanti fiamminghe, c’è il problema delle lenzuola da comprare). La lavatrice non c’è. È a mio carico, ma il tubo dello scarico ancora manca. Il campanello non funziona, il collegamento del telefono non arriva fin dentro, l’acqua calda non va, ci sono ancora calcinacci in giro. Per finire “arredato” voleva dire un tavolino tondo con tre sedie rotte e un armadio traballante e senza maniglie. Beh, ormai mi tocca starci un anno no? Dopo qualche telefonata e un weekend con l’acqua fredda mi mandano finalmente una persona a pulire e una a sistemare la caldaia, e mi cambiano le sedie. Tre sedie con il nastro adesivo a brandelli sotto le gambe, ma almeno mi ci posso sedere. Per il letto e il campanello invece non c’è niente da fare. Dopo tre mesi di telefonate continue riesco finalmente ad avere la lavatrice in casa (comprata da me, e sorvoliamo sui lavori fatti male e l’acqua sul pavimento). Nel frattempo, forse per la pioggia o chissà per quale altro motivo, ho iniziato ad avere infiltrazioni d’acqua in casa, con conseguente muffa. Inutile chiamare qualcuno, nessuno sembra interessarsi. Eppure mica è casa mia. Se è appena ristrutturata e ammuffisce, magari… no eh?

Ora che è arrivato il momento di andarsene, circa due mesi prima della fine del contratto, mi tocca battagliare per perdere meno soldi possibile. Alla proprietaria, che deve ri-sistemare i muri prima che trovi uno studente a settembre, fa comodo che me ne vado prima di settembre. Le fa anche comodo che pago tutto fino a metà agosto pur andando via a giugno, ma lei vuole di più: soldi dell’affitto, caparra, spese.

Questo era giusto per dire che il prossimo che viene a dirmi che all’estero tutti sono onesti, che i furbetti e gli approfittatori sono tutti in Italia, si becca un vaffanculo come nemmeno Grillo saprebbe fare. Magari onesti sì, se vuol dire “me ne frego di te tanto la legge è dalla mia”.


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