Il caffè della Peppina

Il cruccio principale degli Italiani all’estero, me compreso, è la mancanza del caffè espresso. Che si tratti di un latin lover circondato da nordiche strabelle, di un fortunato migrante nel Paese del Sol Levante o di me nelle Fiandre dove la birra quadruplo malto costa meno dell’acqua, ci sarà sempre un motivo di scontento, e quello è il caffè. Certo, ci si abitua anche ai bibitoni a 150° dello Starbucks, ma per alcuni la nostra mania per quel bicchierino di bevanda bruciacchiata diventa qualcosa da ostentare, sia nel bene che nel male.

Tempo fa lessi su un blog molto interessante un post riguardo le usanze italiane sull’offrire qualcosa ai nostri invitati e sull’insistere molto. Il caffè, secondo me, gioca un ruolo fondamentale in questa e altre usanze della nostra cultura. Quando visitate qualcuno, vi offrirà una Coca Cola, un liquore, un caffè. A seconda di quanto avete intenzione di fermarvi, accetterete una cosa o l’altra. Il caffè si prepara in fretta, ma vi fa sentire i benvenuti mentre chi vi ospita ve lo prepara. Lo si beve in fretta e, essendo poco, si può bere anche se non ci va davvero. Lo stesso caffè si può prendere al bar dopo pranzo con i colleghi, prima di rientrare in ufficio, o si può bere in stazione quando abbiamo 10 minuti prima di salire sul treno. Si può bere d’estate quando fa caldo, da soli o con gli amici, si può persino bere facendo due chiacchiere col barista. E, ultimo ma non meno importante, un caffè costa 1€ o meno. Io penso che sia questo quello che mi manca di più del caffè. In Francia il caffè è tutto sommato bevibile e ancora simile a quello italiano. I colleghi fanno la pausa caffè il pomeriggio: 10 minuti per staccare dal lavoro e per socializzare. In Belgio, santa gente che si trova là, ho importato l’usanza ed ero solito invitare alcuni colleghi il pomeriggio, ma la materia prima già non era più la stessa: provate voi a trangugiare 20 cl di acqua bollente in 10 minuti. Inevitabilmente le pause erano o troppo lunghe o troppo corte. Ho anche provato ad invitare questi colleghi al bar dopo pranzo, ma il tempo a disposizione è poco e restare 30 minuti nel bar ogni giorno diventa un impegno pesante. Senza contare che lì il caffè costa almeno 2€ e 50.

Insomma, come ho detto all’inizio ci si adatta a tutto. In alcuni Paesi per socializzare si beve mezzo litro di birra a stomaco vuoto; a offrirsi di pagare per tutti si passa per il tonto della situazione; a dire che il caffè in Italia è più buono si fa la figura del troll. Paese che vai, usanze che trovi. Ma sentirmi dire che il caffè italiano fa schifo da un ragazzino che sfoga su internet la frustrazione per i colleghi che lo prendono in giro per le sue usanze, questo mi fa davvero rivoltare lo stomaco. A queste cose non mi ci abituerò mai.


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