Un aereo oppure...?

Uno dei temi caldi degli ultimi due giorni, da quanto ho potuto leggere, è stato l’acquisto di questi famosi aerei militari il cui costo si aggira sui 170 milioni l’uno, per una spesa complessiva di oltre 8 miliardi. Questa spesa, da quanto ho capito, è giustificata dal fatto che questi aerei sono armamenti standard per i membri dell’ONU. L’Italia punta ad aprire una fabbrica di pezzi (per le ali, se non vado errato) che produrrà per sé e per i Paesi esteri (tutti i membri dell’ONU avranno gli stessi aerei) ma non solo: la stessa fabbrica si occuperà anche di manutenzione e riparazioni. Altri aspetti a favore sono la messa in disuso degli aerei attualmente in dotazione all’esercito, aerei vecchi che richiedono più manutenzione e consumano di più.

Quanto detto sopra riassume in breve tutto quello che so sulla faccenda. Magari non posso trarne un ragionamento pienamente sensato, ma sapete che per qualsiasi obiezione sono felice di leggere i vostri commenti. Dunque, ecco il mio ragionamento: a meno che il governo non sia al corrente di qualcosa che non è stato reso noto, non mi pare che in Italia ci sia clima di guerra al punto da richiedere aerei stealth. Certo, la difesa è importante, non si sa mai che un emulo di Ping Pung Pang decida di impersonare l’aspirante dittatore del mondo di turno, sarebbe tragico accorgersi che il maggiore esperto di guerra in giro è un giovane e accanito giocatore di Call of Duty. Stesso discorso in caso di invasione aliena, ma sappiamo tutti che di solito gli invasori preferiscono iniziare dal Giappone o dalla Casa Bianca. In ogni caso un tutti-contro-uno come quello del periodo fascista non mi sembra tanto probabile, questo per dire che possiamo contare sugli altri Paesi europei in caso di bisogno di aiuto. Il mio ragionamento prosegue con la supposizione che i piloti di aerei vengano addestrati prima su simulatori. Alcuni di questi immagino faranno prove su aerei veri, altri magari non saliranno mai su uno. Invece di fare l’indignato che si limita a gridare: “Ecco come buttano le vostre tasse”, io ce l’ho una proposta alternativa. Non ho la presunzione che Monti legga il mio blog, o che un politico possa dare retta a uno che non è mai neanche stato impiegato allo sportello in banca, è tanto per dire la mia. Insomma, invece di prendere 90 aerei prendiamone la metà, o un terzo. Questa fabbrica di pezzi di ricambio la possiamo aprire comunque, ma lo Stato si terrebbe da parte 5 miliardi, credo. Cosa farne con questi soldi? Una parte servirà a pagare le spese extra degli aerei vecchi (che dovranno restare in servizio). Un’altra parte - non so, 3 miliardi? - un’altra parte la usiamo per favorire delle startup. Soldi da regalare alla gente, letteralmente, a patto di rispettare certe condizioni. Diciamo che ogni neo-imprenditore possa ricevere un massimo di 500.000 euro, con quei soldi considerando il caso in cui viene dato il massimo a tutti si semineranno 6000 nuove imprese.

Facciamo un esempio pratico: io ho un’idea in cui credo e voglio realizzarla. Per prima cosa partecipo ad una specie di Kickstarter a cui tutti gli Italiani hanno accesso. I progetti più interessanti per il pubblico vengono selezionati ed una prima scrematura, piuttosto difficile da taroccare, è fatta. Passata questa prima selezione, passo alla seconda tappa: so che nelle principali città ci sono dei comitati presso cui posso esporre la mia idea e presentare un piano di espansione per il futuro. I comitati possono essere composti da volontari, credo che molti Italiani sarebbero felici di dare una spinta allo sviluppo del Paese, o da professori universitari, da professionisti presi in prestito da aziende o da un mix di queste opzioni. Essendo veramente motivato preparo una bella presentazione, delle stime e delle previsioni, prendo il treno e a mie spese vado nella grande città più vicina dove questi comitati ricevono e parlo della mia idea. Loro stimano la fattibilità, l’interesse e la rilevanza. Progetti come “voglio aprire una pizzeria/kebab” naturalmente non contano, ma quelli come “voglio creare un nuovo motore di ricerca” possono essere molto allettanti, e hanno il potenziale di creare molti posti di lavoro. Diciamo che la mia presentazione è ben fatta e li convinco. Magari fra gli esaminatori ci sono un mio cugino e un ex compagno di classe, più un tizio a cui ho dato dei soldi, quindi forse i fondi mi stanno venendo un po’ regalati; questo non è un problema perché adesso devo convincere un secondo comitato, e magari un terzo, di persone sempre diverse e via via più fidate (per esempio perché vengono estratte a sorte solo poco tempo prima della presentazione). Ecco, li convinco, approvano o modificano il mio budget (anche al rialzo, perché no) fino ad un massimo prestabilito, e tutto felice corro a realizzare i miei piani. Per evitare le solite truffe del “dopo”, potremmo impiegare in modo costruttivo la Guardia di Finanza e i Carabinieri. Se ho dichiarato nella mia presentazione, ad esempio, che prevedevo 1000 euro al mese per l’affitto di un ufficio, questo dovrà risultare chiaramente. Se l’ufficio risulta appartenere ad un parente o ci sono altre irregolarità, i fondi vengono sospesi e viene richiesto il rimborso, si procede agli arresti, alle multe o qualunque cosa la legge preveda. Controlli a tappeto dunque per assicurarsi che nessuno stia approfittando dei soldi, e se anche solo 50 di queste almeno 6000 imprese iniziali, cioè meno dell’1%, riescono a sopravvivere ecco creati nuovi posti di lavoro interessanti e con un futuro. Ripeto, un bar non è un investimento per il futuro di un Paese, un concorrente di DropBox sì. Questi soldi dati, sia in caso di fallimento che di riuscita, non dovrebbero essere chiesti indietro e soprattutto queste nuove aziende non dovrebbero pagare nessuna tassa, possibilmente neanche l’IVA (altrimenti lo Stato regala i soldi con una mano e con l’altra se li riprende). Se decollano iniziano a pagare come tutti, magari gradualmente, se ristagnano o falliscono è come se non fossero mai esistite. Sono un sognatore senza speranza?


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